Biografia
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Federico Fellini è il più celebre e importante regista italiano. Inizia la sua carriera prima come vignettista, poi come autore di radio, poi come sceneggiatore, per poi infine diventare regista delle sue idee. Partendo da una base neorealista poi sviluppa una sua corrente surrealista, onirica e autobiografica, che resta ancora oggi indimenticabile per le luci e la fotografia, l'inquietudine, il bizzarro, il vero e la fantasia onirica di questo artista immortale.

Grazie a Rossellini, Fellini collabora alle sceneggiature di Roma città aperta e Paisà, film che aprono, assieme alle opere di altri autori, soprattutto Vittorio De Sica e Luchino Visconti, la stagione che verrà definita del Neorealismo cinematografico italiano. In Paisà, Fellini ricopre anche il ruolo di assistente sul set. Sembra, inoltre, che abbia girato, in assenza di Rossellini, alcune scene di raccordo. È il suo battesimo dietro la macchina da presa.
Luci del varietà segna nel 1950 il suo esordio alla regia, (meglio alla co-regia dato che la pellicola è diretta a quattro mani assieme ad Alberto Lattuada) delineava da subito l’interesse del regista riminese nel descrivere le sorti di un Paese ancora in ginocchio, sebbene sul punto di risollevarsi.
«... Si erano imbarcati tutti in un barcone che era a un chilometro di distanza su un mare immenso. Mi parevano lontanissimi, irraggiungibili. Mentre un motoscafo mi portava verso di loro, il barbaglio del sole mi confondeva gli occhi. Non solo erano irraggiungibili, non li vedevo più. Mi domandavo ‘E ora cosa faccio?...' Non ricordavo la trama del film, non ricordavo nulla, desideravo tagliare la corda e basta. Dimenticare. Poi, però, di colpo tutti i dubbi mi svanirono quando posai il piede sulla scala di corda. Mi issai sul barcone. Mi intrufolai tra la troupe. Ero curioso di vedere come sarebbe andata a finire»
(Federico Fellini a proposito del primo giorno di lavorazione del film Lo sceicco bianco, esordio assoluto come regista) Con questo film, Fellini inaugura uno stile nuovo, estroso, umoristico, una sorta di realismo magico, onirico, che però non viene subito apprezzato.

Gli anni cinquanta sono caratterizzati da profondi cambiamenti nella società e in particolare nell'Italia che si avvia verso l'industrializzazione. I film di Fellini girati in questo periodo nascono proprio da questo contesto. Dopo Lo sceicco bianco, il regista gira I vitelloni, che racconta la vita di provincia di un gruppo di amici a Rimini. Questa volta il film ha un'accoglienza entusiastica. Alla mostra del cinema di Venezia, dove viene presentato il 26 agosto 1953, l'opera conquista il Leone d'argento. La fama di Fellini si espande per la prima volta all'estero, il film è infatti campione di incassi in Argentina e riscuote un buon successo anche in Francia, Stati Uniti e Inghilterra.
Il grande successo internazionale arriva per Fellini grazie al film La strada, girato nel 1954 che oltre a vincere un oscar, ha fatto piangere intere generazioni. La realizzazione del film fu lunga e difficoltosa. Il budget era assai limitato, tanto da costringere Anthony Quinn (co-protagonista insieme a Giulietta Masina), abituato ai fasti delle produzioni hollywoodiane ad adattarsi a un trattamento più "di fortuna". L'attore, comunque, comprese lo spessore artistico della pellicola tanto che in una lettera del 1990 scriverà a Federico e Giulietta: "Per me tutti e due rimanete il punto più alto della mia vita". Tra i vari imprevisti e incidenti che rallentano la realizzazione del film si aggiunge il manifestarsi in Fellini dei primi sintomi della depressione che lo porterà ad avere un malumore incontrollabile.

Dopo tale successo Fellini continua la sua voglia di esprimersi con Il bidone e Le notti di Cabiria, anch'esso premio oscar, che conclude la trilogia degli umili e degli emarginati.
La vera rivoluzione arriva però nel 1960 con La dolce vita, che distrugge completamente i canoni estetici del cinema. Prima collaborazione con Marcello Mastroianni che interpreterà per molti altri film di Fellini il suo alter ego. La pellicola - che abbandonava gli schemi narrativi tradizionali - destò scalpore e polemiche perché, oltre a illustrare situazioni fortemente erotiche, descriveva con piglio graffiante una certa decadenza morale che strideva con il benessere economico ormai acquisito dalla società italiana.
«Mi sento un ferroviere che ha venduto i biglietti, messo in fila i viaggiatori, sistemato le valigie nel bagagliaio: ma dove sono le rotaie?»
Federico Fellini durante la preparazione di 8½, film che lo consacra come genio assoluto del cinema. Il film resta un esperimento irripetibile del cinema in cui tutta la persona di Fellini viene rivelata tramite un volere metacinematrografico, in quanto il film parla di un regista (interpretato da Marcello Mastroianni che interpreta Fellini) che non sa che film girare, Fellini quindi non avendo idee per un film gira un film su lui che non sa che film girare.

In Giulietta degli spiriti, ancora con la Masina (1965), Fellini adotta per la prima volta il colore in un lungometraggio, in funzione espressionistica. Poi crea altri capolavori successivi come Satyricon, Roma, Amarcord, Casanova, La città delle donne, E la nave va, per finire la sua carriera con il suo ultimo film La voce della luna.
Fellini concentrò la sua attenzione sull'avanspettacolo popolare, sempre presente nei suoi film, in un quadro grottesco fatto di miserie, piccoli drammi e cocenti disillusioni. La prima tappa di Fellini era quindi volta allo smascheramento delle illusioni, che seppur nella sua vita viene definito spesso come un gran bugiardo, nei suoi film Federico era sempre sincero nel raccontare se stesso.