Caparezza

ritratto caparezza

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Michele Salvemini nasce a Molfetta il 9 ottobre 1973.

Il cantante inizia la propria carriera come Mikimix, pseudonimo sotto cui pubblica due album in studio, "Tengo duro" e "La mia buona stella". Nel 1997 concorre al Festival di Sanremo nella sezione “Nuove proposte” con il brano “E la notte se ne va”
La carriera come MikiMix è troncata sul nascere.

Ritornato a Molfetta, si reinventa a livello stilistico e, dopo essersi fatto crescere capelli e pizzetto, si ribattezza Caparezza, inizialmente stilizzato come “CapaRezza” e traducibile, dal dialetto, come “testa riccia”. Produce nel suo garage alcuni demo, segnatamente Ricomincio da Capa (1998), Zappa (1999) e Con Caparezza… nella monnezza (1999), anche se su quest’ultimo solo tre brani sono interamente suoi, mentre agli altri partecipa come produttore mentre intervengono altri artisti pugliesi.

Infine esordisce con ?! (2000) riprendendo e perfezionando 12 brani già presenti sui demo e aggiungendo due inediti. Il nuovo Michele Salvemini veste i panni di un personaggio irritante, dal timbro acuto e penetrante, di carattere nevrotico e indole stravagante, d'animo polemico e d'umore spazientito.

E' con il secondo disco Verità supposte (2003) che Caparezza arriva al successo nazionale e confeziona uno degli album più creativi della rinascita del nostro hip-hop. 
Invece di analizzare la società all’altezza della strada, fotografando il marcio di una Milano decadente ed edonistica, Verità supposte preferisce abbracciare temi più ampi, riflessioni sul razzismo, il meridione, la violenza, l’industria musicale e del divertimento, la televisione spazzatura e la guerra.
Il singolo "Fuori dal tunnel" diventa un tormentone, suo malgrado, ma rimane uno dei brani essenziali del periodo, con il suo grandioso susseguirsi di creazioni nell’arrangiamento, l’appiccicoso ritornello cantilenante, il paradossale ossimoro di essere un brano irresistibilmente divertente e cantabile che bersaglia proprio (un certo tipo) di divertimento effimero, omologato, stereotipato. 

Il presupposto del suo terzo album, Habemus Capa (2006) è la morte dello stesso Caparezza: un espediente per scattare dal rischio di appiattire la sua carriera sul modello dei successi già ottenuti, ma anche uno spunto per approcciarsi a una forma, pur molto lasca, di concept-album.
Se la creatività è rimasta quella di Verità supposte, la forma è stata ulteriormente perfezionata grazie ai contributi di polistrumentisti, cori, bande e persino un'orchestra. I testi, su cui un Caparezza scaricato dal peso di dover suonare vari strumenti e fungere da producer può concentrarsi ancora di più, sono sensazionali per densità, virtuosismi metrici e strabordante fantasia lessicale.

Le dimensioni del mio caos (2008), primo album per la major Universal, celebra i quarant'anni del 1968, cita Jimi Hendrix e ammicca al pubblico rock.
Concepito come supporto musicale al suo libro "Saghe mentali", l'album è arricchito dai camei di molti famosi doppiatori italiani (Michele Kalamera, Pasquale Anselmo, Dario Penne e Christian Iansante) e di Cinzia Fiorato, giornalista Rai, nonché dalla partecipazione dei Ministri in "Ulisse (You Listen)".
Tutto suona meno vivace e ispirato, quando non si autocita come nell'arrembante "Abiura di me", e il concept suggerito da confezione e introduzione deraglia molto spesso, così per seguirlo adeguatamente serve attenzione e dedizione al fine di ricollegare una trama piena di colpi di scena ma non esattamente memorabile. La sovrastruttura dell'opera promette più di quanto arriva dall'ascolto, come capiterà anche in seguito nella carriera.
Il personaggio Caparezza sembra lasciare anche spazio alle riflessioni di Michele Salvemini ("Non mettere le mani in tasca", primo brano intimista della discografia).
Per trovare un brano all'altezza del suo meglio, bisogna arrivare al singolo taranta-rap-rock "Vieni a ballare in Puglia", capace di replicare l'equilibrio miracoloso fra messaggio e intrattenimento che fu di "Fuori dal tunnel". Anche questa volta il brano entra in circolazione persino nei luoghi del divertimento più effimero, ma adesso è da ingenui considerarlo un caso: questo è un successo cercato e ottenuto, che ottiene il disco di platino senza stupori.

Il sogno eretico (2011) è un album ancora più impegnato, per non dire impegnativo, nel suo concept, disquisendo di problemi socio-politici in rima e inanellando riferimenti "alti". 

Forte di un disco di platino per l'album Il sogno eretico, pubblica anche il live Esecuzione pubblica (2012): dal vivo, da sempre, è un mattatore eclettico e travolgente, con pochi paragoni in Italia, anche se i documenti registrati non possono eguagliare l'esperienza diretta.